…Mi chiedo se abbia mai potuto davvero captare l’essenza del male nero che affliggeva la moglie, il grugnito mostruoso della bestia famelica di anima, insaziabile, che ringhia e divora. La depressione è la malattia del libero arbitrio, è il germe che, subdolo, s’insinua nell’anima e raggiunge la mente, paralizzandola. Solo chi entra in quell’inferno di tenebre e fiamme può capire quale sia il peso che si avverte nel nucleo di ogni cellula di corpo e spirito, come fosse anch’esso fatto di carne. Un fardello che pesa in ogni fibra, dentro, nel petto, nella pancia, e schiaccia il respiro, sopprime la connessione alla linfa universale, annienta. Chi sprona a farsi coraggio, a rialzarsi, e, sforzandosi di capire, porge la propria mano, in realtà non scalfisce quel guscio malvagio che imprigiona. Chi si adira perchè non ci si risolleva al suo comando non comprende il mistero che si cela dietro quel nichilismo. E il prigioniero della bestia si sente ancora più solo perchè incompreso e impotente. In quel mare di lacrime, ingannevole sollievo come ingannevole è il letto di inerzia che attira e invita a sdraiarsi avvinghiato al dolore come sposo, si naufraga se non si scorge lo scoglio cui aggrapparsi. E anche qualora lo si trovi, si può scivolare via, fagocitato dalle correnti, laddove le forze si esauriscano del tutto...
